Associazione Libra

Le nuove dipendenze

Dimitra Kakaraki

L’organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) descrive il concetto di dipendenza patologica o di sindrome della dipendenza come “quella condizione psichica e talvolta anche fisica, derivante dall’interazione tra un organismo vivente e una sostanza tossica, e caratterizzata da risposte comportamentali e da altre reazioni, che comprendono sempre un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico, allo scopo di provare i suoi effetti psichici e talvolta di evitare il malessere della sua privazione” (cit, in Pigatto, 2003).
Anche nell’ultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-IV-TR, APA, 2000) e del Manuale di Classificazione delle Sindromi e dei Disturbi Psichici e Comportamentali (ICD-X, OMS, 1994) la nozione di dipendenza presuppone esclusivamente l’uso di sostanze psicoattive.
Al di là dell’importazione sopraccitata e largamente condivisa nella letteratura scientifica e nella pratica clinica, la nozione di dipendenza viene sempre più frequentemente utilizzata per spiegare anche, sintomatologie derivanti dalla ripetizione di altre attività per lo più socialmente accettate, che non implicano l’assunzione di alcuna sostanza (Del Miglio & Corbelli, 2002; Shaffer & Kidman, 2003).
Queste nuove dipendenze o dipendenze comportamentali si riferiscono a una vasta gamma di comportamenti, tra esse le più note e maggiormente indagate sono il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP), lo Shopping Compulsivo, la Dipendenza da Lavoro e da Studio, le Dipendenze da Tecnologia, le Dipendenze Relazionali e alcuni Disturbi Alimentari (Marganon e Aguaglia, 2003).
Infatti, diversi studi evidenziano come sia le dipendenze comportamentali (Nuove Dipendenze) sia quelle determinate dall’uso di sostanze presentano delle somiglianze che possono essere così riassunte: – la sensazione di impossibilità di resistere all’impulso di mettere in atto il comportamento (compulsività); – sensazione crescente di tensione che precede immediatamente l’inizio del comportamento (craving); – piacere e sollievo durante la messa in atto del comportamento; – percezione di perdita di controllo; – persistenza del comportamento nonostante la sua associazione con conseguenze negative.
In questo modo risulta chiaro che le tossicodipendenze sono solo una classe dei disturbi di dipendenza. Francisco Alonso- Fernandez (1999) propone una suddivisione generale delle dipendenze che si basa su delle regole sociali e li distingue in: – dipendenze sociali o legali: costituite da droghe legali (tabacco, alcol, farmaci, ecc.) e da attività socialmente accettate come mangiare, lavorare, fare acquisti, giocare, navigare sull’internet, ecc. In questa categoria sono incluse secondo l’autore, le dipendenze senza droga che risultano agevolate dall’innovazione tecnologica della società moderna che genera stress, noia e senso di vuoto ma stimola un’immediata gratificazione. – dipendenze antisociali o illegali: costituite da dipendenze da droghe ed attività illegali, per esempio oppiacei, cocaina, stuprare, ecc.
La classificazione cosi mette in risalto la natura sociale e culturale delle dipendenze e suggerisce che le differenze tra dipendenze da sostanze e da comportamenti esistono non tanto per le sintomatologie ad esse associate, quanto per le caratteristiche intrinseche degli oggetti di dipendenza.
Ulteriori conferme nel considerare le dipendenze comportamentali come le tossicodipendenze, oltre che la similarità nei diversi sintomi, vi sono anche i risultati di numerosi studi che riportano un’elevata frequenza di condizioni di poli-dipendenza (Gossip, 2001), – ossia la compresenza di una o più dipendenze da sostanze e comportamenti nella stessa persona – di cross-dipendenza – ossia il passaggio nella storia della vita della persona da una dipendenza ad un’altra e – la similarità nei principali fattori di rischio – ossia impulsività, ricerca di sensazione, esposizione precoce, familiarità e nei fattori di protezione – ossia controllo genitoriale, adeguate capacità metacognitive.
Tali risultati portano molti autori a postulare, appunto, una vera e propria Sindrome da Dipendenza o Dipendenza Patologica (Orford, 2001) che è prodotta semplicemente dalla ripetizione di qualsiasi comportamento che assume rilevanza psicologica per l’individuo, nel senso soprattutto di riduzione di stati emotivo-affettivi percepiti negativamente e contemporaneamente di intensificazioni ed esaltazione di stati positivi di percezione di sè e del mondo.
Il punto d’arrivo naturale di questa prospettiva non è tanto il riconoscimento che certe condotte compulsive, come il gioco d’azzardo patologico, costituiscano vere e proprie dipendenze alla stegua delle tossicodipendenze e quindi che esistano tante dipendenze, bensì l’idea dell’esistenza di un’unica sindrome di dipendenza che può avere espressioni molto diverse. Questa visione ha diverse implicazioni sia per la ricerca sia per il trattamento (Shaffer et al., 2004).
Per un approfondimento: Couyoumdjian, A., Baiocco, R., Del Miglio, C. (2006). “Adolescenti e nuove dipendenze”. Ed. Laterza.